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    April 11

    Aziende femminili in crescita

    La crescita delle imprese femminili

    Sono oltre 1,2 milioni, sono più diffuse al Centro-Sud, operano preferibilmente nel commercio, in agricoltura e nei servizi alle persone, dove guidano un'impresa su due, e soprattutto crescono due volte più della media nazionale. Sono le imprenditrici italiane fotografate dall' Osservatorio dell'Imprenditoria femminile 2007, l'indagine semestrale realizzata da Unioncamere sulla base dei dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio.

    Nel 2007, il numero delle imprese in Italia è cresciuto di 16.000 unità, di queste esattamente la metà sono imprese femminili: è la prima volta che si registra una sostanziale parità tra i generi.
    In valori percentuali, le imprese femminili in Italia sono oggi il 24% del totale, con un tasso di crescita annuo dello 0,67%.

    In che settori crescono? Un po' ovunque: non solo nelle attività più tradizionalmente esercitate dalle donne, come il commercio, la cura della persona e l'istruzione, ma anche e in modo crescente nei servizi: dai servizi alle imprese (intermediazione immobiliare, informatica, ricerca: +4,5% nell'anno), alla ristorazione e all'accoglienza (+1,9%), ai servizi socio-sanitari (+5,2%), senza trascurare attività più maschili come le costruzioni (+7,5%) o i trasporti (+1,8%). Pur rimanendo consistente (quasi 260mila imprese, più del 20% del totale delle imprese femminili), si va invece lentamente riducendo la quota di imprese rosa nell'agricoltura (-2,3% nei dodici mesi del 2007).
    E’ in crescita anche la presenza delle straniere immigrate: le 3.647 imprese in più con a capo una donna nata in un paese estero, infatti, contribuiscono per ben il 44% al saldo complessivo dello scorso anno. Il totale delle imprese femminili individuali guidate da donne immigrate supera oggi le 43mila unità, con prevalenza delle cinesi (oltre 11mila, con un incremento del 16%).

    Ma un dato non meno interessante è la costante evoluzione delle forme giuridiche e organizzative, con un costante passaggio dalle imprese individuali (che pur restando la grande maggioranza, circa i due terzi del totale, calano di 7.000 unità) alle società di capitale (salite a 113mila, +12.000 nel 2007).

    Dal punto di vista territoriale, l'area a più alta concentrazione di imprenditrici donne si conferma il Mezzogiorno (457.189 imprese, il 26,6% del totale delle imprese attive dell'area), seguita dal Centro dove le imprese femminili sono il 25,2% del totale. Guardando alle variazioni rispetto all’anno precedente, tuttavia, il Mezzogiorno appare l’area meno dinamica del Paese (solo +0,17%), mentre è il Centro (+1,8%) ad esprimere con maggior forza l’espansione delle imprese femminili nel tessuto imprenditoriale nazionale.
    Tra le province, in termini assoluti le capitali rosa sono Milano (69.192 imprese), Roma (61.584), Napoli (59.725) e al quarto posto Torino con 47.809 aziende guidate da donne e un tasso di crescita annuo dell’1,5% (più del doppio della media nazionale).

    Il Piemonte si colloca in linea con la media nazionale, avendo superato la soglia delle 100mila imprese femminili su un totale di 415mila (il 24%). Le 537 imprese in più registrate nel 2007 segnano un incremento dello 0,54%. Da notare come l’apporto delle extracomunitarie sia rilevante, con una crescita di 300 imprese, quasi tutte individuali, che portano il totale a 3.200.
    Se il mondo del lavoro fa fatica ad offrire opportunità adeguate, le donne italiane comunque non si sentono da meno dei loro compagni uomini e dimostrano una voglia di affermazione anche superiore, decidendo di avviare una propria attività economica indipendente”. Così il comunicato dell’Osservatorio di Unioncamere, non senza qualche imbarazzo, coglie comunque un aspetto essenziale di questo trend, che tra l’altro conferma e accentua quello degli anni precedenti.

    Sono dati utili - commenta Patrizia De Luise, membro della giunta nazionale di Confesercenti - perché ci consentono di capire come migliorare il rapporto delle donne con il mondo del lavoro. Se analizziamo le nuove imprese ci rendiamo conto come la maggioranza sia composta da donne. E' anche una risposta all'inoccupazione, dal momento che molto spesso le donne rientrano in un percorso lavorativo dopo uno stop fatto magari in conseguenza di una gravidanza. Questi dati ci consentono poi di capire come meglio orientare le donne in imprese meno inflazionate e meno a rischio di insoddisfazione. La donna imprenditrice infatti ha gli stessi problemi di una donna impegnata in un lavoro dipendente e anche di più dal momento che l'attività imprenditoriale non consente così facilmente alla donna di svincolarsi dal lavoro. E' importante quindi - conclude  De Luise - agire meglio affinché si possano dare alle donne strumenti adeguati per aprire nuove imprese, sulla base dello spazio che il mercato concede e affinché tutto ciò consenta loro di poter vedere rispettati i criteri di pari opportunità e la possibilità di liberare i tempi per vivere armoniosamente il doppio ruolo di donna e imprenditrice”.

    kila.it

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